Gli Under 23 italiani più attesi: Aldo Caiati #7

Nel 2018 è stato una delle sorprese del Giro d’Italia Giovani Under 23 Enel, con qualche bel piazzamento tra i primi dieci nelle tappe con arrivo in salita. Aldo Caiati, scalatore bresciano di Castegnato, quest’anno parte da Riccione condividendo con Faresin il ruolo di “uomo classifica” della Zalf Euromobil Désirée Fior.

Quest’anno hai impostato la preparazione sul Giro d’Italia Giovani Under 23.
«Sì, dopo un inizio di stagione tranquillo ho ingranato da un paio di mesi. In particolare nelle ultime settimane è arrivato qualche buon risultato, la condizione migliora e nell’ultimo mese ho trovato le giuste motivazioni».

Hai visionato qualche tappa?
«Sì, in particolare il Passo del Maniva che è a 50 km da casa mia. Ho provato anche il Doppio Mortirolo, le salite di Rosà-Falcade e Agordo-Passo Fedaia».

Praticamente hai già fatto tutto il Giro… quali saranno le tappe decisive?
«Guardando l’altimetria, Passo del Maniva, Doppio Mortirolo e Passo Fedaia faranno la differenza. Ma anche lo sterrato di Gaiole in Chianti darà una prima indicazione per la classifica generale, che si andrà a definire sul Monte Amiata: non è impegnativo come le salite che arriveranno dopo, ma può far male. Ma soprattutto, dico un’altra cosa…».

Cosa?
«Lo scorso anno ho capito che in una corsa come il Giro d’Italia Under 23 non puoi mai distrarti. L’ho provato sulla mia pelle lo scorso anno: ho sottovalutato la tappa da Dimaro Folgarida a Pergine Valsugana, sulla carta la più facile, e quel giorno sono uscito di classifica. Quindi farò molta attenzione alla Dimaro Folgarida-Levico Terme e alla Rosà-Falcade, che a fine Giro può fare dei danni».

Cos’è il Giro d’Italia Giovani Under 23 per te?
«E’ sempre una grande emozione. E’ emozione vera anche solo partecipare. E’ la gara più bella che c’è, in questa categoria. E soprattutto è una vetrina importante che ci consente di confrontarci con le squadre straniere più forti al mondo. E’ un’esperienza dura, ma ci fa crescere».